Articolo (Italiano)

1tu mi richiede, Lucilius, perché, se il mondo è governato da una provvidenza, la gente bene disperde così tanti mali. È da questa obiezione classica, proveniente da coloro che negano l’esistenza della Provvidenza, che il breve dialogo del Sénèque è sul problema del male nel mondo e in particolare del male che sembra colpire uomini ingiustamente onesti. Perché è un labirinto in cui la ragione umana è persa, un problema spinoso che l’uomo ha sempre cercato di trovare risposte accettabili, ma chi ha lo scopo di accompagnarlo eternamente, alcuni sottili delle spiegazioni filosofiche e teologiche che “si cerca di trovarlo.

2des civiltà indiane e indiane e babilonese, hanno apparso lavori che affrontano il problema della sofferenza e del dolore, la Bibbia ci dice, nel libro del lavoro, l’uomo che passa da una condizione felice a una condizione più infelice, senza avere per negare Dio. A seguito di un approccio già attuato da Leibniz, che lo riprende con Sant’Agostino, la questione è suddivisa in termini metafisici, morali e fisici per rispondere alle seguenti tre domande sostanziali: ammettere che esiste, che fa male e cos’è il male e ciò che è ? Quali sono i suoi rapporti con l’uomo? Quali sono le sue rappresentazioni e le possibili manifestazioni in realtà?

3Il punto di vista metafisico e soprattutto per una certa tradizione della filosofia antica (specialmente per Sant’Agostino, ma anche per i filosofi della vecchia Grecia tale Platone e Aristotele ), il danno è l’esatto antitesi del bene e quindi di essere, è configurato come una privazione dell’essere, in altre parole, come il non-essere stesso. Poiché non lo fa, di per sé, di coerenza autosufficiente, che è costante dalla proprietà e che vi è quindi, quindi, che in virtù dell’essere e del suo esatto contrario, rappresenta un incidente della realtà.

Punto di vista morale 4tu, ma anche etico e religioso – quindi dal punto di vista delle abitudini comportamentali dell’uomo e dei suoi rapporti all’interno della società e del mondo – il male identifica con il peccato, il rifiuto, il più spesso consapevole, da fare proprio bene e quello degli altri. Questo è evidente nel fare il male, rifiutando qualsiasi subordinazione a un essere superiore: Dio, in questo caso. Questo tipo di male morale è strettamente collegato al concetto di libero arbitrio, in altre parole di libera scelta data all’uomo, che può decidere autonomamente se seguirà il percorso del bene o per dedicarsi al male, se va a comportarsi secondo la sua coscienza, responsabilmente o seguire solo il suo istinto irrazionale. In definitiva, se seguirà i precetti biblici e sfoglia la strada giusta che Dio gli ha detto o se si discosta. Tale deviazione non può, tuttavia, rimanere impunita: è nella sua natura condurre l’uomo all’omicidio, la più alta manifestazione del peccato, aberrazione della legge divina, che causa la sensazione di colpa.

5 Vedi riapparire questi stessi termini nella progettazione del male secondo Kant. Per lui, l’uomo ha un’inclinazione e una naturale tendenza al male, che chiama pesantemente radicale, qualcosa che non può né distruggere né lo stipulare, ma che immerge le sue radici nell’esistenza stessa dell’uomo e fa parte della sua natura. Dal punto di vista della sua sostanza, l’uomo è un peccatore e porta la sua responsabilità perché è libero e consapevole delle scelte che lo fa.

6Quando a turno il problema dal male e dal peccato, il danese Il filosofo Sören Kierkegaard si sviluppa, nelle sue due opere principali, i concetti di ansia e malattie pericolose per la vita. Teoria interessante, che si concentra sui temi del dolore e della disperazione. L’ansia è la condizione fondamentale dell’uomo del mondo ed è nata dalla libertà di scegliere, della possibilità, presente in qualsiasi azione, per fare il danno o la caduta nell’errore. L’ansia è quindi un elemento costituente dell’individuo, poiché è collegato alle possibilità di successo di qualsiasi azione umana e che è, inoltre, la fondazione del peccato originale. Infatti, mentre ancora ha ignorato la differenza tra ciò che è giusto e ciò che non è, tra ciò che è permesso e ciò che non è, ancora incapace di discernere il bene del male, Adamo era già invaso dall’angoscia del possibile: vide già schierata I suoi occhi un’infinità di possibili orizzonti. Un altro tema tipico di Kierkegaard: la disperazione che è, a differenza dell’ansia, la condizione dell’uomo in relazione con se stesso, causata dal fatto che il sé possa volere o non voler essere te stesso. La disperazione è nata in entrambi i casi ed è una vera malattia mortale.Secondo Kierkegaard, l’unico risultato valido per combattere l’ansia e la disperazione è la fede: dobbiamo ammettere che non siamo autosufficienti e che, quindi, dipendiamo da Dio.

7ves Il che è definito, da un punto di vista lessicale, come il dolore immediatamente non percepito i sensi, causati da un disturbo del normale stato di salute di un individuo, disordine di patologico o derivato da un violento disordine proveniente dall’esterno. Questo male deriva dalla malattia fisica e da uno stato di dolore e sofferenza del corpo o della psiche, inoltre strettamente collegati, quando la condizione del benessere che è naturale in uno stato di salute non alterato dalla malattia o dall’esaurimento.

8 Un soggetto come complesso, ricco di estensioni filosofiche e religiose non poteva sfuggire a questo ricettacolo di casi umani che è letteratura. Così vediamo innumerevoli innumerevoli autori in tutto il mondo e nutrono molte delle loro opere. È sufficiente citare, in termini di letteratura latina, le tragedie della Seneca, che rappresentano la sfaccettatura meno conosciuta della personalità del loro autore, l’altro è quello di un sapiens e un virus bonus, impegnando il suicidio per la giusta causa della libertà, a Storico stoico che sostiene l’impassibilità, la giustizia e il bene. Spesso ispirato dalla mitologia e con i personaggi presi in prestito dalla tradizione dei miti greci, le tragedie di Seneca sono presenti come studi molto ricercati del comportamento dell’uomo, in particolare per quanto riguarda l’esperienza del male e dei morti. C’è una questione di omicidi, incidette, parricidi, rituali di magia nera, maledizioni e previsioni non possiamo più macabra, di cerimonie di sacrificio e atrocità di tutti i tipi, di accesso di rabbia e rabbia e di gesti incontrollabili, azioni del cannibalismo e Azioni negative, passioni folle passioni e violenze impiegate senza discernimento.

9 L’uomo ha sempre cercato e desiderava la felicità per se stessi e per gli altri e quando non lo trovasse, cercò di costruirlo idealmente, nella sua mente, Nel suo cuore, ma anche nella sua immaginazione: in una parola, nelle sue illusioni. Il che ci porta a citare due grandi scrittori italiani: Ugo Foscolo e Giacomo Leopardi. Poiché è nell’illusione che si rifugiata Ugo Foscolo, deluso non solo nelle sue speranze e della sua fiducia a Napoleone (il liberatore che è diventato tiranno), ma anche nei suoi tumultuosi amori, nel destino sfortunato. Il poeta lotta in un dilemma corniale tra il cuore e la ragione; Conflitto che è nato con precisione dalla caduta dei suoi ideali, ridotta a poco a poco allo stato dei puri miraggi. Per quanto riguarda Leopardi, è, per lui, nella natura dell’uomo essere destinata alla sfortuna. Per l’uomo aspira a un piacere sostenibile e infinito, ma finisce rapidamente alla scoperta che tale piacere non esiste. Da qui una sensazione di insoddisfazione perpetua che innescano una spirale di dolore, vale a dire un vuoto dell’anima che ci conduce a concepire il nulla di tutto. La sfortuna è l’assenza di piacere o l’impossibilità di accedervi. E poiché la sofferenza è la condizione fondamentale dell’essere umano nel mondo, Pascoli arriva a dire che tutto è cattivo.

10 Bene, il problema ha un nome, o meglio, lo incarna in diverse figure, a seconda della tradizione di cui è derivato. Satana (l’avversario, l’accusatore), è anche conosciuto come il diavolo (che divide), il principe dell’oscurità, il principe di questo mondo (secondo Cristo); Belzebuth (signore delle mosche), Belial, Mefistofeles o Lucifero (che porta la luce). In un contesto cristiano, Satana o Lucifero, che l’iconografia si riferisce all’Angelo nome del male, è una figura radicalmente contraria a Dio. La storia, come la Bibbia dei cristiani e gli scritti dei Padri della Chiesa, ci dice che Lucifero era, all’origine, il più bello degli Arcangeli, il più splendente e il più vicino a Dio. Ed è proprio perché si sentiva così vicino che finisce per credere più potente dell’Onnipotente, cadendo così nel peccato di orgoglio che lo portava a una feroce ribellione contro il desiderio.

11le Devil è Un archetipo classico, perché non c’è dubbio che il suo simbolismo è molto vecchio e universale. Abbondisce in musica e cinema. Ad esempio, i reminiscenze pagani, demoniaci e rocciose si trovano nella musica rock e nella sua fonte primaria: il blues, che Giles Oakley aveva anche ribattezzato la musica del diavolo. È nel blues, infatti, che sono le pulsioni sessuali, ritmiche, ossessive e rituali dei vecchi culti pagani, così come il misticismo dionisiaque. Nel cinema, il tema del male è diviso in mille sfaccettature protean: sono tra la sua essenza psicologica, i suoi benefici sociali e la sua espressione simbolica.Tra gli altri l’esorcista di William Friedkin, i diavoli di Ken Russell, il Diavolo probabilmente da Robert Bresson.

12 Storicamente, quindi l’uomo non ha mai cessato di interrogare sull’esistenza del male. Nel ventesimo secolo, Primo Levi, testimone delle atrocità naziste, riprenderà i termini di Lucilius – l’amica di Seneca incapace di credere, affrontando il male, quella provvidenza esiste in questa tragica scoperta: Auschwitz esiste. Dio non può esistere. Non trovo una soluzione a questo dilemma, sto cercando, ma non riesco a trovare. Ancora oggi, tale affermazione è il segno che la sofferenza e il male non solo suscitano la nostra domanda, ma che sono anche il tallone di Achille di tutti i credo, e che hanno messo in pneumatico, come l’affermato Seneca, l’audacia del nostro virtus.

13 Il vampirismo merita un capitolo separato, anche se mantiene stretti legami con il male. I vampiri, le cui origini risalgono alla notte del tempo, sono morte che tornano dalle loro tombe per succhiare l’essenza vitale della vita. Dai primi miti greco-romani, probabilmente influenzato dalle più antiche leggende da est, l’epica del vampiro si diffuse nell’Europa orientale e, da lì, per tutto il Occidente. Nel 1897, lo scrittore Bram Stoker ha pubblicato la storia della famosa Dracula, che si trova in Transilvania, per rispettare l’origine del tema vampirico, dall’Europa centrale. Lunghi canini, una pelle bianca come il marmo, una dose forte di sensualità: questo è ciò che li caratterizza. La credenza vuole che i vampiri odiano l’aglio e il crocifisso, si trasformano in pipistrelli o sparire in una nuvola di fumo, che gli specchi non riflettono la loro immagine e non possono essere fermati nella loro piantagione di un palo di cenere nel cuore, o, in mancanza, decapitandoli o bruciandoli. Come tutti sanno, se i vampiri succhiano il sangue è di rigenerare. Dai tempi antichi, infatti, il sangue è concettualizzato come un liquido rigenerativo, che può dare alla vecchiaia l’energia fisica e la bellezza del corpo. Molti sono i sensi metaforici della parola vampiro. È principalmente una questione di designare gli esseri viventi che si divertono a succhiare il sangue degli altri. Da Voltaire (François Marie Arouet, 1694-1778) a Karl Marx (1818-1883), l’immagine è usata per descrivere i profittatori, che succhiano il sangue della gente, sia dei monaci che dei capitalisti. Ancora oggi, non è raro per l’icona del vampiro – a suo vantaggio di Profiteer – essere usato per attaccare o semplicemente per ruotare i politici.

14en Psicologia, troviamo il male nel suo senso del principio antitetico del principio proprietà, possedendo la propria realtà. Fechner ammette in Dio la stessa dualità tra il bene e il male, tra le forze razionali e le forze istintive trovate nell’uomo. Per Jung, il male rappresenta un principio costituente del sé che trova la sua configurazione psicologica nell’ombra; Jung considera anche il male nelle sue figure e archetipi mitologiche, il cui più eminente, per la tradizione cristiana, è la figura del diavolo. Come già detto, il concetto di male è soggettivo, soggettivamente, a quello di colpa e, sul livello obiettivo, a quello del peccato. Nelle forme religiose più arcaiche, il male è comunemente associato al peccato, compresa la sua caratteristica puramente oggettiva che è diffondere una realtà malvagia contaminando gli uomini senza essere personalmente responsabile. Come si sviluppa la riflessione religiosa, è il link con la colpa che enfatizzeremo. Quando si riferisce all’interiorità soggettiva e dipende dalla libertà individuale, ci vogliono i tratti del peccato personale attuale. Con l’avvento della psicoanalisi, la pendenza soggettiva del peccato trova una spiegazione in termini di sensazione di colpa, in gran parte inconscia, il che causa gli effetti nevrotici da cui sarebbe assente qualsiasi colpa percepita come cattiva. Secondo Freud, la dinamica sottostante prolungava dal rapporto tra sé e le espressioni complessive e interiorizzate della relazione conflittuale tra il bambino nella fase edile e i suoi genitori. Un altro elemento essenziale, che ci permetterà di presentare il nostro caso clinico, dove troveremo molti degli aspetti trattati sopra: la fase orale freudiana, anche qualificata come cannibalica. Questo è caratterizzato dall’attività di suzione (fonte di piacere) e dall’interoiezione (prendendo possesso dell’oggetto attraverso l’introduzione o l’incorporazione orale). Ingestendo oggetti, il bambino unisce con loro e identifica lì. L’atto di mangiare è una rappresentazione della comunione magica, quando si diventa una singola sostanza.Incorporazione, o introiezione, rappresenta una forma di identificazione primaria simile a quella che caratterizza il primitivo cannibalismo. Secondo Freud, sarebbe spiegato dalla convinzione assimilando in sé in sé, dall’ingestione, alle parti del corpo di qualcuno, abbiamo anche adeguato le qualità che erano proprie (1912-13). Lo stesso significato di appropriazione, Freud attribuisce anche il pasto totemico, quando, all’inizio della storia dell’uomo, i figli stanno altrannali per uccidere il Padre, che li proibirono a toccare le donne del clan (Endogamy – Exogamy) , e divorato. La sensazione di colpevolezza che sentono poi segnò la fine dell’orda primitiva e l’inizio dell’organizzazione sociale, la moralità e la religione. Karl Abraham subdice la fase orale in due: una fase di suzione (caratterizzata dalla fusione tra libido e aggressività) seguito da uno stadio di morso e attribuisce l’aggettivo cannibalico solo nel secondo; Distingue più un cannibalismo parziale del totale cannibalismo. Il cannibalismo totale è possibile solo sulla base del narcisismo illimitato. È uno stadio in cui solo il desiderio di piacere del soggetto (1923). L’oggetto non suscita alcun interesse: può essere distrutto senza scrupoli. Lo stadio parziale cannibalismo proviene da quello del totale cannibalismo, ma finisce in partenza da esso. È infatti in questa fase che l’oggetto inizia a prendere in considerazione, che l’amore obiettato appare se stesso e che inizia il superamento del narcisismo. Non c’è ancora, tuttavia, in questa fase evolutiva del riconoscimento dell’altro come soggetto o capacità di amarla nella sua interezza. Il desiderio è ancora a prendere parte all’oggetto per essere in grado di incorporare, il che implica tuttavia una rinuncia al puro narcisismo del cannibalismo totale. Se Abramo esplora ulteriormente il gesto cannibalico nell’aspetto della finalità, Melanie Klein, usa il concetto per applicarlo alla patologia depressiva, quando l’unità cannibalica, se eccessiva, provoca malinconia. Il processo fondamentale della malinconia, secondo Freud e Abrahamo, è il processo di perdita dell’oggetto amato. La perdita effettiva di un oggetto reale o un evento simile che ha lo stesso significato, si traduce nell’oggetto incorporato nell’ego. Ma l’eccesso di impulsi cannibali nel soggetto rende questa introiezione, quindi la malattia. (1935)

La sessione di procedura immaginativa che stiamo preparando a descrivere è molto significativa e ricca perché ha molti degli aspetti esposti sopra. È un uomo di venticinque, in cui è stato diagnosticato un disturbo psicotico di tipo schizo-emotivo.

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